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Curiosità al femminile

IL BUCATO AI TEMPI DEI NONNI

Gli indumenti in possesso delle persone erano veramente pochi, quindi anche il ricambio. Pochissimi possedevano un rubinetto d’acqua in casa ed anche quei pochi si servivano dell’acqua per il bestiame, per lavarsi con l’acqua nel catino trasformata spesso in ghiaccio, dovevano rompere la crosta per potersi sciacquare la faccia. In casa esisteva la possibilità di scaldare l’acqua, ma lo si faceva poco per le persone, molto di più per gli animali, in quanto la sopravvivenza di questi ultimi forniva di che sfamare l’intera famiglia.
Il bucato settimanale o mensile costituiva un rito.
Si mettevano tutti gli indumenti di colore bianco (camicie per la festa, qualche tovaglia ricamata, qualche fazzoletto), strofinacci per coprire la polenta ecc. in ammollo in acqua tiepida e soda. In seguito di strofinava e si risciacquava per una o due volte a seconda dello sporco. Si adagiavano i capi in una tinozza di legno (la brenta) alla quale era stato praticato un foro, chiuso da un bastone. Nell’ultimo strato di mettevano gli indumenti più delicati. Si copriva il tutto con “el bugarol” che era un grosso strofinaccio. Intanto si bolliva dell’acqua  per un quarto d’ora, si metteva della cenere (doveva essere di tipo chiaro, ottenuta dalla combustione della legna di faggio o altro legno che producesse cenere adatta).
Si versava il tutto, un po’ alla volta, sulla biancheria, si chiudevano i lembi del “bugarol” e si lasciava riposare per un giorno intero. Il giorno seguente la cenere veniva gettata nel letamaio. Si levava lo strofinaccio  e si toglieva il bastone dalla tinozza. Ne usciva “el liziaz” usato per lavare i pavimenti di legno, oppure per immergervi gli indumenti colorati.
Dopo l’uscita del liziaz si versava dell’acqua calda per un risciacquo migliore. Infine, tutti al torrente per il risciacquo accurato: le massaie, anche durante l’inverno, formavano un pozzo lungo le rive del torrente e vi ponevano un’asse obliqua con un inginocchiatoio. Lì risciacquavano, strizzavano, sbattevano gli indumenti finchè il tutto sembrava pulito. Durante l’inverno, spesso sui poggioli delle case, si notavano i ghiaccioli pendere dagli indumenti.
Il lavaggio degli indumenti colorati era chiamato “lisciotto” in contrapposizione con la “liscia grande” che  si faceva una volta al mese, allorchè si lavavano le lenzuola di tela grossa “canevela” tessute a mano dai valenti tessitori del luogo. Occorreva perciò una tinozza grande, sostenuta da un treppiedi ed il lavoro era seguito da tutte le donne di casa.
Un lavaggio speciale era dedicato alla dote della futura sposa e dal numero dei capi  (lenzuola, federe, asciugamani, tende, copriletto ecc. ) si valutavano le possibilità finanziarie,e la bravura della futura sposa (ricami, pizzi ecc.)
Un altro bucato importante e faticoso era quello del lavaggio delle lenzuola stese sugli assiti durante l’allevamento dei bachi da seta. Dal numero delle stesse, stese ad asciugare si calcolava quale famiglia avesse allevato un numero maggiore di bachi.
C’erano persone che abitando lontane dal torrente Rombonos avevano la possibilità di sciacquare il bucato in alcune fontane del paese. Al Maso Piazzeri ne esiste ancora una con il lavatoio in disuso.
Il lavatoio era riempito dall’acqua rimasta dopo l’abbeveraggio degli animali e dopo il risciacquo delle pentole o altro.
Come si può dedurre, da quanto sopra scritto, il lavoro delle lavandaie anche se fatto con scadenze non ravvicinate era faticoso nella preparazione, nel trasporto della biancheria al torrente, alla preparazione del  pozzo ed al risciacquo vero e proprio nell’acqua fredda o gelata in inverno. Le donne indossavano indumenti larghi e abbastanza caldi, calzando l’unico paio di calze di cotone o lana e le “galmere”, zoccoli di legno molto salubri ma non certo adatti alla vicinanza con l’acqua.
Dal torrente, ove spesso le donne erano in compagnia, si alzava il canto e i cori si alternavano al rumore degli indumenti sbattuti per un migliore lavaggio.
Un paio di signore, ancora oggi, nonostante gli elettrodomestici sofisticati, vanno al torrente in quanto l’acqua che scorre le induce a pensare che lo sporco trascinato dalla corrente serva a rendere più puliti gli indumenti.